La storia del Museo

La storia del Museo Archeologico di Cividale inizia con la sovrana risoluzione del 15 luglio 1816, con cui l’Imperatore Francesco I d’Asburgo consegnò al canonico Michele della Torre Valsassina le autorizzazioni necessarie e gli strumenti finanziari per avviare una vasta campagna di scavi nel territorio di Cividale. Si iniziò a scavare il 31 marzo del 1817 e non ci si fermò per circa 11 anni. L’obiettivo principale era quello di dimostrare attraverso fonti archeologiche l’attribuzione del municipium di Forum Iulii, citato da numerose fonti antiche, alla città di Cividale del Friuli e non al centro carnico di Zuglio. L’obiettivo fu pienamente raggiunto visti grandi risultati degli scavi del Della Torre e la vasta eco che le sue scoperte ebbero nel mondo accademico italiano e germanico.

Michele Della Torre

Ben presto si pose il problema della conservazione dell’enorme quantità di materiale raccolto. Il della Torre maturò l’idea della costituzione dei un museo ed individuò la sede nell’ambiente posto al piano terra del Collegio dei Padri Somaschi in Borgo di Ponte.

Così lo stesso della Torre descrive il Museo da lui creato

Il regio moderno Museo di distingue per la novità [della sua] raccolta, fatta cogli scavi, di tutte le parte di oggetti che negli altri gabinetti sono riuniti per acquisti e grandi spese. Questo contiene degli stessi oggetti rinvenuti per studio in denominazione e posizione di terre in conformità delle denominazioni e posizioni di Roma, per cui resta compatito ed anche ammirato da forestieri, dotti, archeologici che di continuo lo visitano […]” (Fondo della Torre, cart. VI, fasc. 5)

Il successore del Della Torre fu Lorenzo D’Orlandi, un altro canonico. Durante la sua direzione, nel 1848, avvenne la trasformazione del Collegio in istituto militare, con il conseguente spostamento temporaneo della collezione presso case private. Il D’Orlandi fu anche l’autore della prima guida a stampa specificatamente dedicata a Cividale. Al D’Orlandi successe monsignor Jacopo Tomadini, organista e maestro di cappella noto in tutta Europa, che ricoprì l’incarico dal 1877 al 1883. Dopo una vacanza di tre anni la Direzione delle Gallerie di Venezia incaricò della direzione del museo il conte Alvise Zorzi. Con la sua direzione, la prima di un laico, si segnò una svolta fondamentale per il museo.

La situazione del Museo all’arrivo delle Zorzi non deve essere stata particolarmente brillante: l’edificio si trovava in zona periferica, non semplice era la condivisione dei locali con la caserma degli alpini, gli spazi erano limitati e la collezione necessitava di un radicale riordinamento. Così descrive la situazione lo stesso Zorzi “… ha l’aspetto di una grande deposito di roba vecchia simile a quelli de’ moderni speculatori impropriamente chiamati antiquari” (Archivio Storico MAN, I – 19). Altro problema da risolvere era l’importante collezione antiquaria, libraria e archivistica acquisita dal Museo in relazione alle leggi sulle demanializzazione dei beni degli enti religiosi. Nella mente dello Zorzi iniziava a manifestarsi l’idea del riordinamento dell’intera collezione in una più grande sede. La sede fu individuata nel prestigioso Palazzo De Nordis. All’interno del nuovo museo, ormai statale, venne allestito nelle due sale al pianterreno il Lapidario con i reperti di età romana, longobarda/carolingia e patriarcale. Nella sala I del piano nobile vennero allestiti oggetti di età pre-romana e romana, mentre nella sala II la collezione di età tardo-antica e medievale. Nella sala III venne sistemato l’archivio ex capitolare e i beni provenienti dal monastero delle monache benedettine di santa Maria in Valle; nella sala IV trovò spazio la biblioteca. Nel 1899 veniva data alle stampe la guida al Museo curata dallo stesso Zorzi.

Alvise Zorzi

Dopo un enorme lavoro ed il conseguimento di importanti risultati, lo Zorzi lasciò la guida del Museo a Gino Fogolari, che lo resso per solo un anno, cui successe il conte Ruggero della Torre, che dovette gestire il Museo durante i delicati anni del primo conflitto mondiale. Gli eventi bellici imposero il trasferimento di molte opere a Venezia e Firenze. Gli anni successivi alla fine del conflitto furono spesi nella risistemazione del museo e della sua collezione, negli stessi anni furono comunque condotte importanti campagne nella città e nel contado. A Ruggero della Torre, dopo la breve parentesi della reggenza di Antonino Santangelo, subentrò Giuseppe Marioni. Con la collaborazione di Mario Mirabella Roberti, il Marioni si occupò del riordino delle collezioni esposte e dei beni conservati nei depositi. Il secondo conflitto mondiale impose il ricovero delle collezioni nei  locali di Villa Manin a Passariano. Dal 1945 al 1947 Palazzo de Nordis, venne occupato dagli anglo-americani. Il 15 maggio del 1947 il Museo venne finalmente riaperto al pubblico. Dal 1957 fino al 1969  fu direttore del Museo Carlo Mutinelli, personalità eclettica e dotata di una spiccata vivacità culturale. Il Mutinelli si impegnò nel cercare la soluzione al problema degli spazi del Museo, che con l’incremento delle collezioni si dimostravano sempre più limitati. Fu avviata una procedura per l’acquisto della vicina casa Tavagnacco, che non andò a buon fine. Gli anni che vanno dal 1970 al 1977 sono contraddistinti da numerose difficoltà per l’istituzione museale, chiusure  prolungate, assenza di una direzione stabile e su tutte i danni inferti al palazzo dal sisma del 5 settembre del 1976, che determinò la chiusura del Museo e lo spostamento della collezione nel Castello Miramare di Trieste. Nel frattempo lo Stato aveva acquisito il vicino Palazzo dei Provveditori Veneti ed avviato un intervento di restauro dello stesso. Nel 1977 viene nominato direttore del Museo Mario Brozzi, nello stesso anno esce il primo numero del Forum Iulii – Annuario del Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli. Nel 1978 il Museo riapre, il Brozzi si concentra prevalentemente sul riordino con un rigoroso metodo scientifico delle collezioni longobarde. La stessa impostazione viene coltivata dal suo successore Amelio Tagliaferri, molto attivo nel riordino della sezione archivistica del museo. Sono anni di attesa, in cui la sensazione della inadeguatezza della esposizione, ancora sostanzialmente quella pensata dallo Zorzi, viene mitigata dalle attese rivolte nel trasferimento del museo nella nuova sede. La aspettative vennero soddisfate solo nel 1990 quando venne inaugurata all’interno dei locali del Palazzo dei Provveditori la mostra “I Longobardi”, ideata dal Tagliaferri già nel 1972 e dopo innumerevoli traversie allestita insieme alla nuova direttrice Paola Loperato, contestualmente ad un ingente lavoro di riorganizzazione delle collezioni e di sistematizzazione dei reperti provenienti dalle recenti ricerche archeologiche, funzionale all'allestimento della mostra “I Longobardi”. Nello stesso periodo venne ordinata la sezione lapidaria, ospitata nelle sale del pian terreno, comprendente reperti epigrafici, architettonici e musivi che narrano l'evoluzione storica della città dall'età romana all'età moderna.


Museo Collegio Padri SomaschiMuseo Palazzo De Nordis (5)Museo Palazzo De Nordis (3)Museo Palazzo De Nordis (2)Cividale del Friuli - Palazzo De Nordis