Il Palazzo dei Provveditori

Ora Federico, se bene era sollecitato a tornarsene da Vinezia, non potè compiacere e non starsi quel carnovale in quella città, in compagnia di Andrea Palladio architetto …. Dopo, andando il Palladio a fondare nel Friuli il palazzo di Civitale, di cui aveva già fatto il modello, Federigo andò con esso lui per vedere quel paese; nel quale disegnò molte cose che gli piacquero”. Così narra Giorgio Vasari  (Giorgio Vasari, Vitae, 1598, p. 1187) nella vita di Taddeo Zucchero dando un solido appoggio a chi intravede la paternità palladiana nel progetto del Palazzo dei Provedditori Veneti.

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Dal 1553 il controllo veneziano sul territorio di Cividale si organizzò attraverso la presenza di un rettore indipendente da Udine. Nel 1559 il Consiglio cittadino decretò di costruire un nuovo palazzo che sarebbe divenuto la sede del Provveditore veneto; si decise di costruirlo sulle rovine di quello che era stato il Palazzo dei Patriarchi.

Se l’attribuzione del progetto al Palladio, in assenza di altre fonti, rimane un problema aperto, sicura appare l’influenza dello stile dell’architetto vicentino nelle linee del palazzo. La presenza del Palladio in Friuli è comunque attestata e le sue opere ad Udine (Palazzo Antonini) o a San Daniele (il Portonat) hanno costituito esempi di stile e forma che possono aver ispirato i costruttori del palazzo cividalese. Armonie e idee palladiane si ravvisano nelle proporzioni nel rapporto larghezza-altezza della facciata, nelle tre grandi finestre arcuate del prospetto principale, nei pilastri del portico, nel salone passante del piano nobile dotato di una doppia esposizione. Emerge con una certa chiarezza la presenza di una buona cultura nella progettazione dell’edificio, ma nel contempo si evidenzia una scarsa qualità esecutiva legata a maestranze minori.